<?xml version="1.0" encoding="UTF-8"?>
<rss version="2.0"
	xmlns:content="http://purl.org/rss/1.0/modules/content/"
	xmlns:wfw="http://wellformedweb.org/CommentAPI/"
	xmlns:dc="http://purl.org/dc/elements/1.1/"
	xmlns:atom="http://www.w3.org/2005/Atom"
	xmlns:sy="http://purl.org/rss/1.0/modules/syndication/"
	xmlns:slash="http://purl.org/rss/1.0/modules/slash/"
	>

<channel>
	<title>AReS</title>
	<atom:link href="http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2" rel="self" type="application/rss+xml" />
	<link>http://www.associazioneares.it/online</link>
	<description>Associazione per il Riformismo e la Solidarietà</description>
	<lastBuildDate>Mon, 02 Apr 2012 08:17:42 +0000</lastBuildDate>
	<language>en</language>
	<sy:updatePeriod>hourly</sy:updatePeriod>
	<sy:updateFrequency>1</sy:updateFrequency>
	<generator>http://wordpress.org/?v=3.2.1</generator>
		<item>
		<title>Ristabiliamo la verità sull’art.18</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2213</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2213#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 22:11:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2213</guid>
		<description><![CDATA[<p>In questi giorni sono in tanti che sentono l’irrefrenabile ed incontenibile necessità di sproloquiare (spesso a sproposito) sull’art.18 dello Statuto dei lavoratori (che è del maggio 1970, quindi IN VIGORE DA  42 ANNI!).
Ristabiliamo innanzitutto chiarezza  e verità: . . . .
Quindi, NON È VERO che l’art. 18 impedisce i licenziamenti, anche per motivi economici;
NON È [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>In questi giorni sono in tanti che sentono l’irrefrenabile ed incontenibile necessità di sproloquiare (spesso a sproposito) sull’art.18 dello Statuto dei lavoratori (che è del maggio 1970, quindi IN VIGORE DA  42 ANNI!).<br />
Ristabiliamo innanzitutto chiarezza  e verità: . . . .<br />
Quindi, NON È VERO che l’art. 18 impedisce i licenziamenti, anche per motivi economici;<br />
NON È VERO che l’art. 18 è un ostacolo alla competitività;<br />
NON È VERO che l’art. 18 è pernicioso per lo sviluppo dell’Italia;<br />
NON È VERO che l’art. 18 impedirebbe investimenti esteri;<br />
NON È VERO che l’art. 18 è un freno per la crescita ed altre stupidaggini più o meno simili, etc.<br />
È vero invece che l’art.18  rappresenta una tutela contro i licenziamenti discriminatori, . . .<br />
La verità amara è che buona parte degli imprenditori italiani si è dedicata quasi esclusivamente (soprattutto nell’ultimo decennio, anche ispirata dall’esaltazione dell’egoistico arricchimento individuale a scapito della collettività, operata dai governi di destra degli ultimi 8 anni su 10) con impegno ed insistenza nella ricerca del vantaggio immediato e dell’immunità da qualsiasi rendiconto, anziché dedicarsi (come avrebbero dovuto fare, al pari degli altri competitors europei, Scandinavia, Germania, Francia, etc.) a ricercare più innovazioni di prodotto e di processo, e conseguentemente richiamare più laureati e manodopera altamente qualificata, che sono e saranno sempre più decisivi nella competizione fondata sulla conoscenza.<br />
(di Flavio PELLIS – Segretario Generale AReS)  […]</p>
<p><a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/04/visualizza-l-articolo-completo-RISTABILIAMO-LA-VERITA-sull-ART-18.pdf">visualizza l articolo completo RISTABILIAMO LA VERITA&#8217; sull ART 18</a></p>
<p><a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/04/art.18-legge-300-del-20-maggio-1970.pdf">art.18 legge 300 del 20 maggio 1970</a></p>
<p><a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/04/estratto-Legge-15-luglio-1966-n-604-_-primi-7-articoli.pdf">estratto Legge 15 luglio 1966 n 604 _ primi 7 articoli</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2213</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Iniziativa su &#8220;Il Polo della Sicurezza: un&#8217;occasione mancata tra liberalizzazioni e semplificazioni&#8221;</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2201</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2201#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 13 Mar 2012 11:14:22 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2201</guid>
		<description><![CDATA[<p>Lunedì 19 marzo a Roma (ore 16 presso Sala della Mercede, Camera dei Deputati &#8211; via della Mercede, 55) si terrà una iniziativa sul tema: &#8220;Il Polo della Sicurezza: un&#8217;occasione mancata, tra liberalizzazioni e semplificazioni. Il caso delle attrezzature di lavoro&#8220;.</p>
<p>L&#8217;iniziativa è organizzata dall&#8217;Associazione AReS e dalla Rete del Sociale e del Lavoro, in collaborazione [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/03/LOCANDINA-19-MARZO.jpg"><img class="alignleft size-medium wp-image-2203" title="LOCANDINA 19 MARZO" src="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/03/LOCANDINA-19-MARZO-211x300.jpg" alt="" width="211" height="300" /></a>Lunedì 19 marzo a Roma (ore 16 presso Sala della Mercede, Camera dei Deputati &#8211; via della Mercede, 55) si terrà una iniziativa sul tema: &#8220;<em>Il Polo della Sicurezza: un&#8217;occasione mancata, tra liberalizzazioni e semplificazioni. Il caso delle attrezzature di lavoro</em>&#8220;.</p>
<p>L&#8217;iniziativa è organizzata dall&#8217;Associazione AReS e dalla Rete del Sociale e del Lavoro, in collaborazione con l&#8217;Associazione italiana per il sostegno e controllo della conformità dei prodotti, delle professioni e delle certificazioni, e con l&#8217;Union, Unione italiana organismi notificati e abilitati.</p>
<p>Presiede i lavori Giovanni Guerisoli (Rete del Sociale), relazione introduttiva: Mario Alvino (UNION – ASSOCERT). Interventi programmati: Silvano Moffa (Presidente Comm.ne Lavoro &#8211; Camera); Tiziano Treu (V. Presidente Comm.ne Lavoro &#8211; Senato);<br />
Giuseppe Lucibello (Direttore Generale I.N.A.I.L.); Mauro Mannocchi (Presidente Confartigianato Imprese Roma); Fulvio Giacomassi (Segretario Confederale CISL); Roberto Nicoletti (Presidente ASSODIMI); Mario Ferrari (Pres. Sez. Costruttori Gru Autocarro ANFIA). Conclude: Pier Paolo Baretta (Presidente AReS &#8211; Capogruppo PD in Comm.ne Bilancio &#8211; Camera dei Deputati).</p>
<p><strong><a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/03/SCHEDA_DI_REGISTRAZIONE_19_MARZO_2012.pdf">PER PARTECIPARE CLICCA QUI</a></strong></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2201</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Contratti unici e capitale umano</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2179</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2179#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:56:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2179</guid>
		<description><![CDATA[La riduzione dei circa 40 tipi diversi di contratto di lavoro legalmente possibili oggi in Italia, e l' introduzione di un contratto unico con tutele progressive, è sicuramente una proposta attraente dal punto di vista della civilizzazione dei rapporti di lavoro e della riduzione delle disuguaglianze tra lavoratori. . . . La proposta prevede anche l' impossibilità di ricorrere al trucco, molto utilizzato da diversi imprenditori, di licenziare e riassumere, per impedire sia la maturazione dei tre anni, sia di raggiungere il massimo dell' indennità. . . . In un Paese con una classe imprenditoriale matura, che investe nella propria forza lavoro e che considera uno spreco di risorse un turn over troppo accentuato della propria forza lavoro, questo modello contrattuale apparirebbe ragionevole ed equilibrato. . . . 
Se la creatività della classe imprenditoriale italiana si applicasse ai prodotti e ai processi produttivi con altrettanta intensità di quella sfoggiata nell’ utilizzare le possibilità offerte dai contratti di lavoro per non investire nel capitale umano, forse avremmo minori problemi di competitività in Europa e nel mondo.
(di Chiara Saraceno - già su Repubblica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>La riduzione dei circa 40 tipi diversi di contratto di lavoro legalmente possibili oggi in Italia, e l&#8217; introduzione di un contratto unico con tutele progressive, è sicuramente una proposta attraente dal punto di vista della civilizzazione dei rapporti di lavoro e della riduzione delle disuguaglianze tra lavoratori. . . . La proposta prevede anche l&#8217; impossibilità di ricorrere al trucco, molto utilizzato da diversi imprenditori, di licenziare e riassumere, per impedire sia la maturazione dei tre anni, sia di raggiungere il massimo dell&#8217; indennità. . . . In un Paese con una classe imprenditoriale matura, che investe nella propria forza lavoro e che considera uno spreco di risorse un turn over troppo accentuato della propria forza lavoro, questo modello contrattuale apparirebbe ragionevole ed equilibrato. . . .<br />
Se la creatività della classe imprenditoriale italiana si applicasse ai prodotti e ai processi produttivi con altrettanta intensità di quella sfoggiata nell’ utilizzare le possibilità offerte dai contratti di lavoro per non investire nel capitale umano, forse avremmo minori problemi di competitività in Europa e nel mondo.<br />
(di Chiara Saraceno &#8211; già su Repubblica del 23.1.2012)[…]<br />
<a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/01/visualizza-Contratti-unici-e-capitale-umano.pdf">visualizza Contratti unici e capitale umano</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2179</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il confronto governo-parti sociali: uno scenario possibile</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2186</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2186#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 31 Jan 2012 12:28:10 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2186</guid>
		<description><![CDATA[Il Presidente Monti ha sostenuto l’equità delle sue decisioni nei provvedimenti “salva Italia” con la constatazione che ha scontentato tutti, in pari grado, riproponendo con ciò una regola alla base della teoria dei giochi, che una buona transazione è quella che scontenta tutti, a causa delle reciproche rinunce a vantaggio di un interesse generale.
Tutti i soggetti, individuali e collettivi, sono portatori di idealità e di obiettivi ottimali che riflettono cosa e come vorrebbero essere ed ottenere. . . . 
Si viene così a configurare una situazione di conflittualità che, fortunatamente nella grande maggioranza dei casi, esclude la distruzione dell’avversario per cui quanti studiano la strategia del conflitto suggeriscono che è utile accettare il presupposto che la maggior parte delle situazioni conflittuali siano essenzialmente situazioni contrattuali. . . . 
Una tale situazione si riscontra nel confronto aperto tra Governo e parti sociali che sono alla ricerca di un compromesso in materia di nuove regole del lavoro in grado di incentivare la crescita di una sana occupazione rispetto alle quali si rinnova la divergenza degli interessi. . . .
(a cura [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il Presidente Monti ha sostenuto l’equità delle sue decisioni nei provvedimenti “salva Italia” con la constatazione che ha scontentato tutti, in pari grado, riproponendo con ciò una regola alla base della teoria dei giochi, che una buona transazione è quella che scontenta tutti, a causa delle reciproche rinunce a vantaggio di un interesse generale.<br />
Tutti i soggetti, individuali e collettivi, sono portatori di idealità e di obiettivi ottimali che riflettono cosa e come vorrebbero essere ed ottenere. . . .<br />
Si viene così a configurare una situazione di conflittualità che, fortunatamente nella grande maggioranza dei casi, esclude la distruzione dell’avversario per cui quanti studiano la strategia del conflitto suggeriscono che è utile accettare il presupposto che la maggior parte delle situazioni conflittuali siano essenzialmente situazioni contrattuali. . .<br />
Una tale situazione si riscontra nel confronto aperto tra Governo e parti sociali che sono alla ricerca di un compromesso in materia di nuove regole del lavoro in grado di incentivare la crescita di una sana occupazione rispetto alle quali si rinnova la divergenza degli interessi. . . .<br />
(a cura dell’ISRIL)[…]<br />
<a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/01/visualizza-Il-confronto-Governo-Parti-sociali-uno-scenario-possibile.pdf">visualizza Il confronto Governo Parti sociali uno scenario possibile</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2186</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’attacco all’Euro è “POLITICO”</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2153</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2153#comments</comments>
		<pubDate>Tue, 24 Jan 2012 00:03:33 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2153</guid>
		<description><![CDATA[Il declassamento di mezza Europa da parte di rating Standard&#038;Poor’s, . . . . fanno emergere, senza ombra di dubbio, che siamo di fronte ad un attacco non più nascosto e strisciante, ma “frontale” all’Europa ed all’Euro, da parte delle agenzie di rating, . . . . il Commissario UE agli Affari Economici Olli Rehn, che si è accorto (finalmente) della vera origine speculativa dell’attacco all’Euro, dichiarando: ''Le agenzie di rating non sono istituti di ricerca imparziali ma hanno i loro interessi e svolgono il loro ruolo molto in linea con il capitalismo finanziario Usa'', aggiungendo che c’è chi ha fatto soldi dalla ''destabilizzazione''.  . . .  Infatti le agenzie di rating sono controllate da privati  . . . Tutte operano senza nessun controllo ed in assoluta non-regolamentazione, ed i loro controllanti e partecipati sono le medesime società di investimento che operano sul mercato finanziario  . . . Viene da chiedersi: oltre alle motivazioni economiche. . .  non c’è forse qualche altro motivo più nascosto, magari inconfessabile e non dichiarato perché altrimenti deteriorerebbe l’immagine della finanza come solo “business senza alcun colore politico od ideologico” ?
. . . è proprio qui il punto:   . . .  il capitalismo finanziario anglo-americano  rappresenta  . . .  l’anima nera che vuol mettere in ginocchio l’Europa, soprattutto per ciò che essa rappresenta dal punto di vista del modello sociale europeo (alternativo all’ideologia neo-liberista basata sulla divaricazione delle diseguaglianze ), . . .  e proprio per questo motivo rappresenta il nemico da abbattere  . . . le grandi aggregazioni finanziarie anglo-americane e cinesi sembrano in grado di condizionare l’intera umanità senza argine e senza alcuna sorveglianza.
È quindi evidente che l’affermarsi sulla scena mondiale di . . . Europa unita, rappresenta un pericolo, non solo perché terzo incomodo, quanto soprattutto in qualità di portatore di un modello sociale ispirato a valori opposti all’egoismo neo-liberista, bensì fondati sull’equità, la solidarietà, un sistema di welfare e protezione sociale, etc. Ce la farà l’Europa a fare questo salto di qualità  . . . che adotti come paradigma il modello sociale europeo?  . . . E l’Italia? Riuscirà ad uscire dall’imbuto in cui è sprofondata  . . . I prossimi mesi  . . . daranno  la risposta, soprattutto se insieme riusciremo a ri-trovare un senso civico dello stare insieme . . . incardinato nella giustizia sociale, che riscopra il senso di appartenenza collettivo e la ricerca del benessere dell’intera comunità, non solo di pochi; ed attraverso questa via dare anche un importante contributo al completamento della costruzione europea.
 (di Flavio PELLIS – Segretario Generale AReS) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Il declassamento di mezza Europa da parte di rating Standard&amp;Poor’s, . . . . fanno emergere, senza ombra di dubbio, che siamo di fronte ad un attacco non più nascosto e strisciante, ma “frontale” all’Europa ed all’Euro, da parte delle agenzie di rating, . . . . il Commissario UE agli Affari Economici Olli Rehn, che si è accorto (finalmente) della vera origine speculativa dell’attacco all’Euro, dichiarando: &#8221;Le agenzie di rating non sono istituti di ricerca imparziali ma hanno i loro interessi e svolgono il loro ruolo molto in linea con il capitalismo finanziario Usa&#8221;, aggiungendo che c’è chi ha fatto soldi dalla &#8221;destabilizzazione&#8221;.  . . .  Infatti le agenzie di rating sono controllate da privati  . . . Tutte operano senza nessun controllo ed in assoluta non-regolamentazione, ed i loro controllanti e partecipati sono le medesime società di investimento che operano sul mercato finanziario  . . . Viene da chiedersi: oltre alle motivazioni economiche. . .  non c’è forse qualche altro motivo più nascosto, magari inconfessabile e non dichiarato perché altrimenti deteriorerebbe l’immagine della finanza come solo “business senza alcun colore politico od ideologico” ?<br />
. . . è proprio qui il punto:   . . .  il capitalismo finanziario anglo-americano  rappresenta  . . .  l’anima nera che vuol mettere in ginocchio l’Europa, soprattutto per ciò che essa rappresenta dal punto di vista del modello sociale europeo (alternativo all’ideologia neo-liberista basata sulla divaricazione delle diseguaglianze ), . . .  e proprio per questo motivo rappresenta il nemico da abbattere  . . . le grandi aggregazioni finanziarie anglo-americane e cinesi sembrano in grado di condizionare l’intera umanità senza argine e senza alcuna sorveglianza.<br />
È quindi evidente che l’affermarsi sulla scena mondiale di . . . Europa unita, rappresenta un pericolo, non solo perché terzo incomodo, quanto soprattutto in qualità di portatore di un modello sociale ispirato a valori opposti all’egoismo neo-liberista, bensì fondati sull’equità, la solidarietà, un sistema di welfare e protezione sociale, etc. Ce la farà l’Europa a fare questo salto di qualità  . . . che adotti come paradigma il modello sociale europeo?  . . . E l’Italia? Riuscirà ad uscire dall’imbuto in cui è sprofondata  . . . I prossimi mesi  . . . daranno  la risposta, soprattutto se insieme riusciremo a ri-trovare un senso civico dello stare insieme . . . incardinato nella giustizia sociale, che riscopra il senso di appartenenza collettivo e la ricerca del benessere dell’intera comunità, non solo di pochi; ed attraverso questa via dare anche un importante contributo al completamento della costruzione europea.<br />
(di Flavio PELLIS – Segretario Generale AReS) […]<br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/01/visualizza-Lattacco-all-Euro-%C3%A8-POLITICO.pdf">visualizza L&#8217;attacco all&#8217; Euro è POLITICO</a></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2153</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il “re” euro è ormai nudo.  L’Europa ha la volontà politica di vestirlo?</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2148</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2148#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 23 Jan 2012 14:58:01 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2148</guid>
		<description><![CDATA[Siamo arrivati all’epilogo: gran parte dei Paesi dell’Unione Europea è stata declassata. . . . E’ rimasta una sola strada per salvare il salvabile: prendere atto che l’attuale assetto politico, amministrativo, burocratico tende a condurre l’Unione al collasso. Perché, è un assetto che rende l’Europa prigioniera di un modello decisionale che non permette l’elaborazione di una politica di crescita. La paralisi decisionale ha preso il sopravvento.  . . .
Tutti noi oggi sappiamo, come lo sapevamo ieri, che un rating è alimentato dai conflitti di interessi in cui nuotano le varie agenzie. Le quali formulano le previsioni in modo e termini tali da creare le condizioni, meglio il contesto politico-economico perché si auto realizzino. . . . 
Con il contemporaneo, recente declassamento di nove paesi dell’Unione si è aperto il vaso di Pandora delle attività delle Agenzie e sono venuti fuori tutti i problemi, fin qui tenuti e trattati in forma ovattata, delle modalità del loro funzionamento e, quindi, della loro attendibilità, credibilità e indipendenza valutativa. . . . 
Fino a quando una democrazia può tollerare che ciò accada? Fino a quando può tollerare che la libertà concessa agli uni possa a questi permettere di comprimere la libertà degli altri, soprattutto quando gli altri costituiscono la maggioranza dei cittadini? 
Ed ancora: fino a quando il capitalismo può sopravvivere rimanendo ostaggio dell’homunculus (il patologico mercato finanziario deregolamentato) uscito dal suo alambicco?          
(di  Giuseppe ALVARO) [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Siamo arrivati all’epilogo: gran parte dei Paesi dell’Unione Europea è stata declassata. . . . E’ rimasta una sola strada per salvare il salvabile: prendere atto che l’attuale assetto politico, amministrativo, burocratico tende a condurre l’Unione al collasso. Perché, è un assetto che rende l’Europa prigioniera di un modello decisionale che non permette l’elaborazione di una politica di crescita. La paralisi decisionale ha preso il sopravvento.  . . .<br />
Tutti noi oggi sappiamo, come lo sapevamo ieri, che un rating è alimentato dai conflitti di interessi in cui nuotano le varie agenzie. Le quali formulano le previsioni in modo e termini tali da creare le condizioni, meglio il contesto politico-economico perché si auto realizzino. . . .<br />
Con il contemporaneo, recente declassamento di nove paesi dell’Unione si è aperto il vaso di Pandora delle attività delle Agenzie e sono venuti fuori tutti i problemi, fin qui tenuti e trattati in forma ovattata, delle modalità del loro funzionamento e, quindi, della loro attendibilità, credibilità e indipendenza valutativa. . . .<br />
Fino a quando una democrazia può tollerare che ciò accada? Fino a quando può tollerare che la libertà concessa agli uni possa a questi permettere di comprimere la libertà degli altri, soprattutto quando gli altri costituiscono la maggioranza dei cittadini?<br />
Ed ancora: fino a quando il capitalismo può sopravvivere rimanendo ostaggio dell’homunculus (il patologico mercato finanziario deregolamentato) uscito dal suo alambicco?<br />
(di  Giuseppe ALVARO) […]<br />
<a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/01/visualizza-Il-RE-Euro-%C3%A8-ormai-nudo.pdf">visualizza Il RE Euro è ormai nudo</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2148</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>L’Italia prima di tutto &#8211; Uscire dall’emergenza, preparare la Ricostruzione</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2124</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2124#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 21 Jan 2012 21:47:30 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2124</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo il video dell’ intervento di Pier Paolo Baretta alla Assemblea Nazionale del PD  (20-21 gennaio 2012 Fiera di Roma)
GUARDA  IL  [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo il video dell’ <strong>intervento di Pier Paolo Baretta</strong> alla Assemblea Nazionale del PD (20-21 gennaio 2012 Fiera di Roma)<br />
<span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.youdem.tv/doc/229497/assemblea-nazionale-pd-intervento-di-pier-paolo-baretta.htm">GUARDA  IL  VIDEO</a></span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2124</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Perché investire nel capitale umano</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2113</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2113#comments</comments>
		<pubDate>Sat, 14 Jan 2012 00:12:47 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2113</guid>
		<description><![CDATA[Sostegno all' occupazione giovanile e femminile, riforma del mercato del lavoro e misure per la crescita - i tre pilastri della cosiddetta fase due promessa dal governo - vanno pensati insieme, come elementi complementari tra loro. 
Anche chi non condivide la lezione di Keynes ricordata su questo giornale da Paul Krugman- secondo cui in periodi di recessione l' austerità rischia di schiacciare ogni possibilità di ripresa - non può che essere d' accordo sul fatto che proprio quando le risorse sono scarse vanno spese nel modo più efficace e coordinato possibile. 
Non ci si può permettere di sprecare nulla. . . .
 (di Chiara Saraceno - già su Repubblica del [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Sostegno all&#8217; occupazione giovanile e femminile, riforma del mercato del lavoro e misure per la crescita &#8211; i tre pilastri della cosiddetta fase due promessa dal governo &#8211; vanno pensati insieme, come elementi complementari tra loro.<br />
Anche chi non condivide la lezione di Keynes ricordata su questo giornale da Paul Krugman- secondo cui in periodi di recessione l&#8217; austerità rischia di schiacciare ogni possibilità di ripresa &#8211; non può che essere d&#8217; accordo sul fatto che proprio quando le risorse sono scarse vanno spese nel modo più efficace e coordinato possibile.<br />
Non ci si può permettere di sprecare nulla. . . .<br />
(di Chiara Saraceno &#8211; già su Repubblica del 7.1.2012)<br />
[…]<br />
<a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/01/visualizza-Perch%C3%A9-investire-nel-capitale-umano.pdf">visualizza Perché investire nel capitale umano</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2113</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Il mercato finanziario non è un “fantasma”</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2091</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2091#comments</comments>
		<pubDate>Mon, 09 Jan 2012 00:30:24 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2091</guid>
		<description><![CDATA[Nei giorni scorsi è apparsa, quasi inosservata, la notizia relativa allo studio della banca d'affari americana Morgan Stanley e pubblicato da BusinessInsider, che utilizzando un calcolo del debito molto più esteso di quello usato solitamente, indica nel REGNO UNITO il paese più indebitato al mondo . . . . il rapporto debito/PIL  . . . è pari al 900%, . . . aggiungiamo che i recenti dati sul debito USA dimostrano che è di 4 punti superiore all’intero debito dei Paesi dell’area  Euro, risulta chiaro che  . . .  il “mercato finanziario” non è un’entità astratta, indistinguibile, fumosa, non identificabile, quasi un “fantasma”, ma è fortemente condizionato, per non dire governato di fatto, da 10 gnomi malefici (veri eredi ed interpreti autentici delle politiche reaganian-tatcheriane, antesignane del neo-liberismo finanziario) cioè 5 banche d’affari e 5 SIM (società di intermediazione mobiliare), che sono tutte anglo-americane, che peraltro si avvalgono di 3 agenzie di rating (anch’esse statunitensi): questa è la vera spiegazione del perché nessuno pensa di attaccare le banche inglesi o il Regno Unito  . . . anche gli USA ed il dollaro risultano al riparo da speculazioni finanziarie  . . .
E l’Europa?  . . . quest’anno 2012, possa rappresentare l’anno della speranza, perché sia in Francia che in Germania (oltre che negli USA) ci saranno le elezioni,  . . . perché quest’ultima crisi scaricata sull’euro e sull’Europa, ha evidenziato in modo irrefutabile che l’attuale “europa in mezzo al guado” non ha prospettive; se resta ferma muore e muore l’euro, quindi l’unica strada obbligata è attraversare il guado ed andare sulla sponda di un’Europa che si integri e con chi ci sta  . . . passando dall’unione monetaria, a quella economica e sociale,  . . . per approdare infine all’unione politica europea, che a quel punto sarebbe in grado di condizionare il resto del mondo, oltre che di offrire il modello sociale europeo quale alternativa planetaria al neo-liberismo (il quale sta palesando la sua vera natura autoritaria e refrattaria alla democrazia, in quanto assolutamente compatibile, per non dire complice, con regimi dittatoriali od ove imperano limitazioni antidemocratiche delle libertà e diritti civili e politici, come ampiamente dimostrato in Cina). L’Europa non si salva se non si unisce definitivamente,  . . . per un futuro migliore per i molti che sono “il 99%” (come si definiscono gli Occupy Wall Street - gli indignatos americani),  . . .
(di Flavio PELLIS – Segretario Generale [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Nei giorni scorsi è apparsa, quasi inosservata, la notizia relativa allo studio della banca d&#8217;affari americana <strong>Morgan Stanley</strong> e pubblicato da <a href="http://us.lrd.yahoo.com/SIG=13imjg8mq/EXP=1325887396/**http%3A/articles.businessinsider.com/2011-12-04/markets/30473957_1_household-debt-uk-safe-haven" target="_blank">BusinessInsider</a>, che utilizzando un calcolo del debito molto più esteso di quello usato solitamente, indica nel <strong>REGNO UNITO</strong> il paese più indebitato al mondo . . . il rapporto debito/PIL . . . è pari al <strong>900%</strong>,  . . . aggiungiamo che i recenti dati sul debito USA dimostrano che è di 4 punti superiore all’intero debito dei Paesi dell’area  Euro, risulta chiaro che  . . .  il “mercato finanziario” non è un’entità astratta, indistinguibile, fumosa, non identificabile, quasi un “fantasma”, ma è fortemente condizionato, per non dire governato di fatto, da 10 gnomi malefici (veri eredi ed interpreti autentici delle politiche reaganian-tatcheriane, antesignane del neo-liberismo finanziario) cioè 5 banche d’affari e 5 SIM (società di intermediazione mobiliare), che sono tutte anglo-americane, che peraltro si avvalgono di 3 agenzie di rating (anch’esse statunitensi): questa è la vera spiegazione del perché nessuno pensa di attaccare le banche inglesi o il Regno Unito  . . . anche gli USA ed il dollaro risultano al riparo da speculazioni finanziarie  . . .<br />
E l’Europa?  . . . quest’anno 2012, possa rappresentare l’anno della speranza, perché sia in Francia che in Germania (oltre che negli USA) ci saranno le elezioni,  . . . perché quest’ultima crisi scaricata sull’euro e sull’Europa, ha evidenziato in modo irrefutabile che l’attuale “europa in mezzo al guado” non ha prospettive; se resta ferma muore e muore l’euro, quindi l’unica strada obbligata è attraversare il guado ed andare sulla sponda di un’Europa che si integri e con chi ci sta  . . . passando dall’unione monetaria, a quella economica e sociale,  . . . per approdare infine all’unione politica europea, che a quel punto sarebbe in grado di condizionare il resto del mondo, oltre che di offrire il modello sociale europeo quale alternativa planetaria al neo-liberismo (il quale sta palesando la sua vera natura autoritaria e refrattaria alla democrazia, in quanto assolutamente compatibile, per non dire complice, con regimi dittatoriali od ove imperano limitazioni antidemocratiche delle libertà e diritti civili e politici, come ampiamente dimostrato in Cina). L’Europa non si salva se non si unisce definitivamente,  . . . per un futuro migliore per i molti che sono “il 99%” (come si definiscono gli Occupy Wall Street &#8211; gli indignatos americani),  . . .<br />
(di Flavio PELLIS – Segretario Generale AReS)</p>
<p>[…]</p>
<p><span style="text-decoration: underline;"><a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/01/visualizza-Il-mercato-finanziario-non-%C3%A8-un-fantasma.pdf">visualizza Il mercato finanziario non è un fantasma</a></span><span style="text-decoration: underline;"><br />
</span></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2091</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
		<item>
		<title>Mercato del lavoro ed art.18</title>
		<link>http://www.associazioneares.it/online/?p=2080</link>
		<comments>http://www.associazioneares.it/online/?p=2080#comments</comments>
		<pubDate>Thu, 05 Jan 2012 12:09:03 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Associazione AReS</dc:creator>
				<category><![CDATA[Contributi e segnalazioni]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.associazioneares.it/online/?p=2080</guid>
		<description><![CDATA[Pubblichiamo due interviste a Pier Paolo Baretta (che secondo la ricerca Openpolis è il 2° deputato più presente e produttivo del Parlamento), pubblicate rispettivamente il 2 gennaio su "Il Giorno" ed il 4 gennaio su "Avvenire" sul tema delicatissimo della riforma del mercato del lavoro e dell'art.18.
Per chiarezza  e verità, è opportuno rammentare che l’art.18 riguarda i licenziamenti INDIVIDUALI solo per  “giusta causa” o “giustificato motivo”, mentre i licenziamenti COLLETTIVI sono disciplinati dalla legge 223 del 1991, e si possono effettuare in caso di “crisi aziendale o per ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione aziendale”. 
Quindi, chi continua a sostenere che l’art.18 sia un freno alla crescita, o non è informato, oppure nasconde l’idea  di cogliere l’occasione per regolare definitivamente i conti con ciò che rimane delle conquiste sindacali e di civiltà degli anni ‘70. Senza andare tanto indietro nel tempo, basterebbe ricordarsi  dell’accordo del luglio 2002 tra il governo dell’epoca e Cisl –Uil denominato “Patto per l’Italia” (che iniziò la stagione degli accordi confederali separati, fino alla ricomposizione del 28 giugno scorso),  il quale già conteneva alcune modifiche sull’art.18, che nei 4 anni successivi di legislatura non furono mai trasformate in norme di legge; a dimostrazione che quell’iniziativa di manomissione dell’art.18 era strumentale ed unicamente finalizzata ad ottenere la frantumazione sindacale quale presupposto per l’indebolimento del mondo del lavoro (come di fatto è accaduto).
Le interviste che riportiamo di Pier Paolo Baretta hanno il grande pregio di essere fatte con cognizione di causa e di rappresentare proposte di buon senso, con l’occhio rivolto da un lato all’equità e dall’altro alla semplificazione, con norme che (con condivisioni ed apprezzamenti – da Franco Marini a Pier Luigi Bersani che le ritengono conseguenti e compatibili con la proposta Boeri e quella del PD), eliminando il vantaggio contributivo del lavoro precario (motivo principale della sua enorme diffusione) risultano non aggirabili per convenienza, ma che possono favorire la stabilità occupazionale e la crescita, senza mortificare i diritti individuali della persona umana (prima ancora che del lavoratore).
[…] [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Pubblichiamo due interviste a Pier Paolo Baretta (che secondo la ricerca Openpolis è <span style="text-decoration: underline;">il 2° deputato più presente e produttivo del Parlamento</span>), pubblicate rispettivamente il 2 gennaio su &#8220;Il Giorno&#8221; ed il 4 gennaio su &#8220;Avvenire&#8221; sul tema delicatissimo della riforma del mercato del lavoro e dell&#8217;art.18.<br />
Per chiarezza  e verità, è opportuno rammentare che l’art.18 riguarda i licenziamenti INDIVIDUALI solo per  “giusta causa” o “giustificato motivo”, mentre i licenziamenti COLLETTIVI sono disciplinati dalla legge 223 del 1991, e si possono effettuare in caso di “crisi aziendale o per ristrutturazione, riorganizzazione, riconversione aziendale”.<br />
Quindi, chi continua a sostenere che l’art.18 sia un freno alla crescita, o non è informato, oppure nasconde l’idea  di cogliere l’occasione per regolare definitivamente i conti con ciò che rimane delle conquiste sindacali e di civiltà degli anni ‘70. Senza andare tanto indietro nel tempo, basterebbe ricordarsi  dell’accordo del luglio 2002 tra il governo dell’epoca e Cisl –Uil denominato “Patto per l’Italia” (che iniziò la stagione degli accordi confederali separati, fino alla ricomposizione del 28 giugno scorso),  il quale già conteneva alcune modifiche sull’art.18, che nei 4 anni successivi di legislatura non furono mai trasformate in norme di legge; a dimostrazione che quell’iniziativa di manomissione dell’art.18 era strumentale ed unicamente finalizzata ad ottenere la frantumazione sindacale quale presupposto per l’indebolimento del mondo del lavoro (come di fatto è accaduto).<br />
Le interviste che riportiamo di Pier Paolo Baretta hanno il grande pregio di essere fatte con cognizione di causa e di rappresentare proposte di buon senso, con l’occhio rivolto da un lato all’equità e dall’altro alla semplificazione, con norme che (con condivisioni ed apprezzamenti – da Franco Marini a Pier Luigi Bersani che le ritengono conseguenti e compatibili con la proposta Boeri e quella del PD), eliminando il vantaggio contributivo del lavoro precario (motivo principale della sua enorme diffusione) risultano non aggirabili per convenienza, ma che possono favorire la stabilità occupazionale e la crescita, senza mortificare i diritti individuali della persona umana (prima ancora che del lavoratore).<br />
[…]<br />
<a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/01/Baretta-su-Giorno-Resto-Nazione-2.1.2012.pdf">visualizza BARETTA su Giorno Resto Nazione 2.1.2012</a></p>
<p><a href="http://www.associazioneares.it/online/wp-content/uploads/2012/01/Baretta-su-Avvenire-4.1.2012.pdf">visualizza BARETTA su Avvenire 4.1.2012</a></p>
]]></content:encoded>
			<wfw:commentRss>http://www.associazioneares.it/online/?feed=rss2&#038;p=2080</wfw:commentRss>
		<slash:comments>0</slash:comments>
		</item>
	</channel>
</rss>

