Ristabiliamo la verità sull’art.18

In questi giorni sono in tanti che sentono l’irrefrenabile ed incontenibile necessità di sproloquiare (spesso a sproposito) sull’art.18 dello Statuto dei lavoratori (che è del maggio 1970, quindi IN VIGORE DA  42 ANNI!).
Ristabiliamo innanzitutto chiarezza  e verità: . . . .
Quindi, NON È VERO che l’art. 18 impedisce i licenziamenti, anche per motivi economici;
NON È VERO che l’art. 18 è un ostacolo alla competitività;
NON È VERO che l’art. 18 è pernicioso per lo sviluppo dell’Italia;
NON È VERO che l’art. 18 impedirebbe investimenti esteri;
NON È VERO che l’art. 18 è un freno per la crescita ed altre stupidaggini più o meno simili, etc.
È vero invece che l’art.18  rappresenta una tutela contro i licenziamenti discriminatori, . . .
La verità amara è che buona parte degli imprenditori italiani si è dedicata quasi esclusivamente (soprattutto nell’ultimo decennio, anche ispirata dall’esaltazione dell’egoistico arricchimento individuale a scapito della collettività, operata dai governi di destra degli ultimi 8 anni su 10) con impegno ed insistenza nella ricerca del vantaggio immediato e dell’immunità da qualsiasi rendiconto, anziché dedicarsi (come avrebbero dovuto fare, al pari degli altri competitors europei, Scandinavia, Germania, Francia, etc.) a ricercare più innovazioni di prodotto e di processo, e conseguentemente richiamare più laureati e manodopera altamente qualificata, che sono e saranno sempre più decisivi nella competizione fondata sulla conoscenza.
(di Flavio PELLIS – Segretario Generale AReS)  […]

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art.18 legge 300 del 20 maggio 1970

estratto Legge 15 luglio 1966 n 604 _ primi 7 articoli

Iniziativa su "Il Polo della Sicurezza: un'occasione mancata tra liberalizzazioni e semplificazioni"

Lunedì 19 marzo a Roma (ore 16 presso Sala della Mercede, Camera dei Deputati – via della Mercede, 55) si terrà una iniziativa sul tema: “Il Polo della Sicurezza: un’occasione mancata, tra liberalizzazioni e semplificazioni. Il caso delle attrezzature di lavoro“.

L’iniziativa è organizzata dall’Associazione AReS e dalla Rete del Sociale e del Lavoro, in collaborazione con l’Associazione italiana per il sostegno e controllo della conformità dei prodotti, delle professioni e delle certificazioni, e con l’Union, Unione italiana organismi notificati e abilitati.

Presiede i lavori Giovanni Guerisoli (Rete del Sociale), relazione introduttiva: Mario Alvino (UNION – ASSOCERT). Interventi programmati: Silvano Moffa (Presidente Comm.ne Lavoro – Camera); Tiziano Treu (V. Presidente Comm.ne Lavoro – Senato);
Giuseppe Lucibello (Direttore Generale I.N.A.I.L.); Mauro Mannocchi (Presidente Confartigianato Imprese Roma); Fulvio Giacomassi (Segretario Confederale CISL); Roberto Nicoletti (Presidente ASSODIMI); Mario Ferrari (Pres. Sez. Costruttori Gru Autocarro ANFIA). Conclude: Pier Paolo Baretta (Presidente AReS – Capogruppo PD in Comm.ne Bilancio – Camera dei Deputati).

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Contratti unici e capitale umano

La riduzione dei circa 40 tipi diversi di contratto di lavoro legalmente possibili oggi in Italia, e l’ introduzione di un contratto unico con tutele progressive, è sicuramente una proposta attraente dal punto di vista della civilizzazione dei rapporti di lavoro e della riduzione delle disuguaglianze tra lavoratori. . . . La proposta prevede anche l’ impossibilità di ricorrere al trucco, molto utilizzato da diversi imprenditori, di licenziare e riassumere, per impedire sia la maturazione dei tre anni, sia di raggiungere il massimo dell’ indennità. . . . In un Paese con una classe imprenditoriale matura, che investe nella propria forza lavoro e che considera uno spreco di risorse un turn over troppo accentuato della propria forza lavoro, questo modello contrattuale apparirebbe ragionevole ed equilibrato. . . .
Se la creatività della classe imprenditoriale italiana si applicasse ai prodotti e ai processi produttivi con altrettanta intensità di quella sfoggiata nell’ utilizzare le possibilità offerte dai contratti di lavoro per non investire nel capitale umano, forse avremmo minori problemi di competitività in Europa e nel mondo.
(di Chiara Saraceno – già su Repubblica del 23.1.2012)[…]
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