Iniziativa AReS su Lavoro, oltre la precarietà

Il prossimo 2 febbraio alle ore 15:30 presso la sede del Partito Democratico si terrà un incontro sul tema “Lavoro, oltre la precarietà, più diritti, più tutele, più occupazione” organizzata dalle associazioni AReS, Lavoro&Welfare, EuropaLavoroImpresa e 20 Maggio.
Introduce i lavori Cesare Damiano, le conclusioni sono affidate a Pier Paolo Baretta.

Sono previsti gli interventi di:
Luisa Corazza
Sergio D’Antoni

Stefano Fassina
Donata Gottardi
Davide Imola
Marianna Madia
Franco Marini
Paolo Nerozzi
Tiziano Treu

All’incontro sono invitate le organizzazioni sindacali e datoriali.

Sarà possibile trovare la registrazione dell’incontro su YouDem.tv

L’attacco all’Euro è “POLITICO”

Il declassamento di mezza Europa da parte di rating Standard&Poor’s, . . . . fanno emergere, senza ombra di dubbio, che siamo di fronte ad un attacco non più nascosto e strisciante, ma “frontale” all’Europa ed all’Euro, da parte delle agenzie di rating, . . . . il Commissario UE agli Affari Economici Olli Rehn, che si è accorto (finalmente) della vera origine speculativa dell’attacco all’Euro, dichiarando: ”Le agenzie di rating non sono istituti di ricerca imparziali ma hanno i loro interessi e svolgono il loro ruolo molto in linea con il capitalismo finanziario Usa”, aggiungendo che c’è chi ha fatto soldi dalla ”destabilizzazione”.  . . .  Infatti le agenzie di rating sono controllate da privati  . . . Tutte operano senza nessun controllo ed in assoluta non-regolamentazione, ed i loro controllanti e partecipati sono le medesime società di investimento che operano sul mercato finanziario  . . . Viene da chiedersi: oltre alle motivazioni economiche. . .  non c’è forse qualche altro motivo più nascosto, magari inconfessabile e non dichiarato perché altrimenti deteriorerebbe l’immagine della finanza come solo “business senza alcun colore politico od ideologico” ?
. . . è proprio qui il punto:   . . .  il capitalismo finanziario anglo-americano  rappresenta  . . .  l’anima nera che vuol mettere in ginocchio l’Europa, soprattutto per ciò che essa rappresenta dal punto di vista del modello sociale europeo (alternativo all’ideologia neo-liberista basata sulla divaricazione delle diseguaglianze ), . . .  e proprio per questo motivo rappresenta il nemico da abbattere  . . . le grandi aggregazioni finanziarie anglo-americane e cinesi sembrano in grado di condizionare l’intera umanità senza argine e senza alcuna sorveglianza.
È quindi evidente che l’affermarsi sulla scena mondiale di . . . Europa unita, rappresenta un pericolo, non solo perché terzo incomodo, quanto soprattutto in qualità di portatore di un modello sociale ispirato a valori opposti all’egoismo neo-liberista, bensì fondati sull’equità, la solidarietà, un sistema di welfare e protezione sociale, etc. Ce la farà l’Europa a fare questo salto di qualità  . . . che adotti come paradigma il modello sociale europeo?  . . . E l’Italia? Riuscirà ad uscire dall’imbuto in cui è sprofondata  . . . I prossimi mesi  . . . daranno  la risposta, soprattutto se insieme riusciremo a ri-trovare un senso civico dello stare insieme . . . incardinato nella giustizia sociale, che riscopra il senso di appartenenza collettivo e la ricerca del benessere dell’intera comunità, non solo di pochi; ed attraverso questa via dare anche un importante contributo al completamento della costruzione europea.
(di Flavio PELLIS – Segretario Generale AReS) […]
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Il “re” euro è ormai nudo. L’Europa ha la volontà politica di vestirlo?

Siamo arrivati all’epilogo: gran parte dei Paesi dell’Unione Europea è stata declassata. . . . E’ rimasta una sola strada per salvare il salvabile: prendere atto che l’attuale assetto politico, amministrativo, burocratico tende a condurre l’Unione al collasso. Perché, è un assetto che rende l’Europa prigioniera di un modello decisionale che non permette l’elaborazione di una politica di crescita. La paralisi decisionale ha preso il sopravvento.  . . .
Tutti noi oggi sappiamo, come lo sapevamo ieri, che un rating è alimentato dai conflitti di interessi in cui nuotano le varie agenzie. Le quali formulano le previsioni in modo e termini tali da creare le condizioni, meglio il contesto politico-economico perché si auto realizzino. . . .
Con il contemporaneo, recente declassamento di nove paesi dell’Unione si è aperto il vaso di Pandora delle attività delle Agenzie e sono venuti fuori tutti i problemi, fin qui tenuti e trattati in forma ovattata, delle modalità del loro funzionamento e, quindi, della loro attendibilità, credibilità e indipendenza valutativa. . . .
Fino a quando una democrazia può tollerare che ciò accada? Fino a quando può tollerare che la libertà concessa agli uni possa a questi permettere di comprimere la libertà degli altri, soprattutto quando gli altri costituiscono la maggioranza dei cittadini?
Ed ancora: fino a quando il capitalismo può sopravvivere rimanendo ostaggio dell’homunculus (il patologico mercato finanziario deregolamentato) uscito dal suo alambicco?
(di  Giuseppe ALVARO) […]
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